domenica 23 maggio 2010

La nuova casa

Dell'arrivo in città non aveva grandi ricordi, forse cancellati dalla stanchezza del lungo viaggio. E non è che i sedili di legno avessero conciliato un po' di riposo. Comunque già il passaggio dall'isola al continente era stato una bella avventura.
Adesso si trattava di scoprire questo nuovo mondo, sconosciuto e misterioso.
Era arrivato in una grande città, e la prima sorpresa era stato scoprire che andava ad abitare in un paese "dentro" la città. Ma di questo si sarebbe reso conto con il passare del tempo.
Per ora aveva memorizzato soltanto una piccola porzione della sua nuova abitazione.
L'entrata di questo "paese" era costituita da una porta, troppo piccola per far pensare che all'interno ci fosse tutta una cittadina.
Passata la soglia, c'erano alcune stanze, uffici, un porticato... e un via vai di suore e di preti, che facevano pensare a un formicaio.
Superato il portico e scesi alcuni scalini, si entrava in una piazza (che poi era una piazzetta, ma gli occhi del ragazzino ingigantivano più che mai la visione di tutto), con il selciato in pietra, con un enorme albero al centro; era una quercia ed era veramente enorme, in seguito aveva scoperto che si trattava di un albero ultracentenario.
Proseguendo per una stradella, sempre con selciato in pietra, si arrivava ad un cancelletto in ferro, lasciandone altri simili lungo il cammino, che facevano pensare alla presenza di altre "case" simili a quella che andava ad abitare.
Quel cancelletto doveva essere stato messo come divisorio fittizio, perché mai lo aveva visto chiuso; qualche volta accostato, ma mai chiuso. Subito accanto c'era un cancello più grande, da passo carraio; talvolta era spalancato, forse per il transito di mezzi che non potevano passare dal cancello piccolo.
Entrando, un marciapiede costeggiava un edificio di tre piani da una parte, mentre dall'altra c'era un cortile rettangolare, in terra battuta, con evidenti segni di un calpestìo quotidiano; lungo i lati più lunghi di questo cortile c'erano alberi bene allineati, che lasciavano libera la parte centrale, destinata ai giochi.
Nel marciapiede, a distanze costanti, c'erano delle griglie che arieggiavano una intercapedine che seguiva tutto l'edificio.
Al termine del campo, attraverso una porta a doppia anta si entrava nella casa vera e propria, quella in cui sarebbe stato ospite per un bel po' di tempo.
Una stanza quadrata era l'ingresso da cui diramavano gli accessi alle varie zone.
Sulla sinistra c'era una porta, al di là della quale c'era una grande sala, con una scrivania rialzata e diverse sedie.
Di fronte una scala che scendeva in un seminterrato; la guerra era finita, ma il locale aveva mantenuto il titolo di "rifugio" dai bombardamenti che non avevano risparmiato gli edifici circostanti.
Era una stanza quadrata, con la porta d'entrata e un'altra che conduceva ad altri locali; tutt'intorno, attaccati ai muri di perimetro, tutti attaccapanni, essendo adibita a una specie di spogliatoio.
Proseguendo, si entrava in un corridoio che dava accesso ad altri locali; meglio specificati: salendo alcuni gradini c'era una stanza adibita al lavaggio delle stoviglie; più avanti, sempre rialzato, un locale bagno con lunghi lavandini e una serie di rubinetti, orinatoi a parete, e quattro gabinetti con porta, alla turca, come lo erano tutti i gabinetti del palazzo destinati ai ragazzi.
(Memore dell'esperienza del mausoleo dell'ospizio, questa era stata una piacevole sorpresa).
In fondo al corridoio c'era il refettorio: quattro tavoloni lunghi con una serie di piccoli cassetti, ai lati panche di legno lunghe quanto i tavoli.
Sulla destra una grande madia per tenerci il pane.
Anche il refettorio, come detto situato nel seminterrato, era circondato allo stesso livello da una intercapedine con accesso esterno, ed era illuminato da grandi finestre.
(Quell'intercapedine e quelle finestre più avanti avrebbero svolto una parte importante nelle sue prossime avventure).
Risalendo all'entrata principale dalla scala di uscita dal rifugio, sulla destra c'era una porta che portava a un altro grande cortile interno; qui, sul fondo c'era un'altra grande quercia, e, dal lato contrapposto al refettorio, però a piano terra, un grande salone per il cinema e per le rappresentazioni teatrali di fine anno scolastico o per altre feste importanti.
Tornati all'entrata principale, lasciando il seminterrato e il piano terra, c'era una scala che portava ai piani superiori, che visiteremo più avanti.

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