martedì 1 giugno 2010

Nuova casa, nuova vita

Eravamo rimasti all'entrata, pronti a continuare la visita della nuova abitazione del ragazzino venuto d'oltremare.
Sulla destra, una scala portava a un piano rialzato.
Una porta introduceva a quello che era chiamato "ricreatorio". Un salone rettangolare, senza pilastri nel mezzo, leggermente angolato verso il centro, circondato da grandi finestroni sul lato sinistro (aperti verso il cortile citato il precedenza, quello del cinema/teatro), e in fondo (al di là di questi, a circa tre metri, un alto muro impediva la visuale oltre questo).
Dal salone, da una porta si entrava in un corridoio, che dava accesso ai bagni dei ragazzi (soliti orinatoi a parete e bagni a porta chiusa, sempre alla turca, lunghi lavandini forniti di rubinetti).
In fondo al corridoio, un locale adibito a laboratorio delle suore: qui cucivano e rammendavano i danni a pantaloni e calze dei ragazzi.
Lungo questo corridoio c'era una specie di portascarpe, con cassette, numerate con il numero assegnato a ciascuno di essi; lì si metteva il paio di calzature non in uso sul momento. Che erano quelle da uscita e degli zoccoli di legno con tomaia per giocare e per l'uso quotidiano.
Uscendo dal ricreatorio, continuando la scalinata, al primo piano, si arrivava al dormitorio, esteso verso sinistra in corrispondenza del ricreatorio stesso, e in prosecuzione al corpo dello stabile dall'altra parte.
C'erano tre file di letti, le due laterali con le spalliere verso i muri di perimetro, e una centrale per tutta la lunghezza del locale. A ogni letto corrispondeva una sedia, su cui appoggiare l'asciugamano e gli indumenti tolti per la notte.
Ai piedi di ogni letto un numero, lo stesso della scarpiera, che corrispondeva a quello assegnato a ciascuno degli ospiti, a ogni inizio d'anno scolastico.
Naturalmente anche il dormitorio aveva i suoi gabinetti, con le stesse caratteristiche di quelli descritti in precedenza.
Sul fondo, a sinistra c'era la stanza del "prefetto", che era il direttore di quella porzione di paese che stiamo visitando. Agli angoli estremi due tende nascondevano i letti degli "assistenti", religiosi laici, detti "fratelli".
Un'altra stanzetta era adibita alle riunioni dell'azione cattolica, qui molto sentita, quasi obbligatoria.
Continuando la salita delle scale, si tralasciavano al secondo piano dei locali, che non riguardavano l'abitazione del ragazzino.
Bisognava salire al terzo per trovare le aule della scuola.
Erano tre stanze, una per ciascuna delle tre classi previste, appunto terza quarta e quinta.
Aule di quei tempi: lavagne a cavalletto, girevoli, con porta gessi e straccetto per pulirle. Banchi con porta calamaio incorporato e scomparto sotto il piano per tenerci libri e quaderni.
Alle pareti le carte geografiche, ciascuna specifica per l'anno di studio, e altre stampe di fiori, animali piccoli e grandi, immagini dal mondo.
Anche qui c'era il locale dei gabinetti, di cui uno con vaso, ad uso delle suore insegnanti.
Completata a grandi linee la visita della nuova casa, più avanti entreremo nella vita quotidiana del ragazzo e dei suoi compagni.

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